C’è una forma di conforto che appartiene ai primi anni di vita. Crescendo, sentiamo sempre più il desiderio di tornare indietro nel tempo, non per ritrovare qualcosa di perduto, ma per riavvicinarci a qualcosa che ci è semplicemente sfuggito tra le dita, senza possibilità di ritorno. Erano momenti lenti, nel ritmo delicato di giornate che sembravano infinite, quando il tempo si misurava solo nell’attesa della prossima vacanza. Un tempo in cui il mondo era sicuro e la vita si mostrava in colori pieni e indiscussi.
Lalao nasce da questa nostalgia. Dal desiderio di fermarsi con tenerezza, lì dove tutto è immobile, dove nulla è urgente, dove esistere è sufficiente. Custodisce l’innocenza della ripetizione: gli stessi gesti, gli stessi luoghi, quella calma silenziosa che non chiedeva di essere compresa.
È il ricordo di essere accuditi senza saperlo. Di un calore che ci avvolgeva senza chiedere nulla in cambio. Di una dolcezza che non cerca attenzione, ma rimane discreta.
Lalao non va avanti né indietro. Rimane come un ricordo che non svanisce, ma si addolcisce nel tempo.